L’intervento di Tiziano Campi all’inaugurazione di Bartolozzi

Pubblichiamo l’intervento di Tiziano Campi, docente all’Accademia di Belle Arti di Brera, all’inaugurazione della mostra La ricerca infinita.

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Parlare di Enzo, mi emoziona sempre, parlare del suo lavoro di incisione lo trovo riduttivo. Se Enzo ha praticato l’incisione, l’ha praticata come fanno gli artisti che sono gli osservanti Eretici della tecnica. Enzo aveva nei confronti della natura una attenzione e sensibilità acutissima. Per Lui una formica, un passero, un albero erano al pari delle persone. Parlerò di Enzo come artista, parlando del suo lavoro da artista ad artista. Il pensiero fondante nel lavoro è quello di formatività, intesa come unione inseparabile di produzione e invenzione. Formare significa dare forma, inventando insieme il modo di fare, vale a dire realizzare solo per tentativi, verso la riuscita, producendo in tal modo cose che sono forme. Perché in arte formare significa formare una materia da inerte a viva. L’artista non ha altra legge, che la regola individuale dell’opera che va facendo, né altra guida che il “presagio” della sua riuscita. Il lavoro è pura spiritualità fattasi energia formatrice, altrimenti farebbe scadere l’opera a puro materiale. La statua a blocco di marmo, il quadro a superficie colorata. L’ artista lavora sull’assenza su ciò che nella materia non c’è, lavora per un desiderio, è desiderare il desiderio dell’arte. Enzo ha lavorato sulla frantumazione, pezzi di carta dipinta e poi incollata su tela, oppure carta strappata o strisce strappate incollate su tela e poi di nuovo dipinte o dipingendo il tutto, ripetendo senza mai ripetersi. Ci sono persone piene di sé altre piene di dubbi Enzo apparteneva a queste ultime. Faccio, disfaccio, rifaccio, parole sue, l’opera era un dono una apparizione, un lavoro infinito, che è finito con lui come natura vuole, e come testimonianza rimane e vive.

Tiziano Campi, per un caro compagno di strada

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